mercoledì 20 maggio 2026

L'autoritratto: la palestra del fotografo ritrattista

Autoritratto di Nicola. Key light: flash in softbox octagon 85cm con griglia, sospeso sopra il soggetto. Lama di luce sul fondale nero in vinile realizzata con faretto a luce continua, lente Fresnel e alette di contenimento. Dati di scatto: 50mm, ISO 200, f/4, 1/40s.

La fotografia di ritratto può essere interpretata come un atto di pura osservazione (lascio libero il soggetto e scatto quando vedo espressioni o pose interessanti) o di controllo (il fotografo dà delle indicazioni e il soggetto deve limitarsi a "eseguire"). Entrambi gli approcci hanno vantaggi e svantaggi ma, perché risulti effettivamente autoriale, l'approccio deve essere personalizzato e consapevole.

Per affinare le proprie competenze, l'autoritratto è una delle esercitazioni base che un fotografo può fare per capire come fotografare altre persone. Mettersi davanti all'obiettivo è un bagno di umiltà e, al tempo stesso, la più accelerata scuola di tecnica e di empatia a cui un fotografo possa iscriversi.

Iniziare a effettuare dei veri autoritratti (i selfie con lo smartphone non valgono) porta a comprendere e padroneggiare determinati aspetti:

1. Capire la vulnerabilità del soggetto

Cosa prova chi sta davanti alla macchina fotografica? Imbarazzo, rigidità e la sensazione di avere gli occhi puntati addosso. Scattarsi un autoritratto costringe a sperimentare quella stessa vulnerabilità. Solo provandola sulla propria pelle si capisce l'importanza di guidare il modello con gentilezza, precisione e calma.

2. Diventare padroni assoluti della luce

L'immagine che apre questo articolo ne è l'esempio perfetto: una luce radente, drammatica, che taglia il volto e crea un'atmosfera quasi cinematografica, da thriller. Quando si sperimenta su se stessi:

  • Non si ha l'ansia di far perdere tempo a un modello.

  • Si può spostare il faretto o il softbox anche di soli 5 centimetri per vedere come cambiano le ombre sul naso, sugli zigomi o su altre parti del corpo.

  • Si capisce davvero la differenza tra una luce "morbida" e una luce "dura".

3. La gestione dello spazio e del corpo

Come si gestisce una posa dinamica? Nell'autoritratto qui sopra, il corpo è in leggero movimento, lo sguardo è rivolto altrove, le mani comunicano tensione. Ottenere questo risultato da soli richiede una coordinazione millimetrica: impostare l'autoscatto (o usare un trigger remoto ben nascosto), posizionarsi nel punto esatto di messa a fuoco e simulare un'emozione autentica. Se si impara a fare questo con se stessi, direzionare un'altra persona diventerà molto più semplice.

Consigli tecnici per iniziare: Non focalizzarti sulla perfezione estetica, ma cerca la narrazione. Usa un treppiede stabile e, se disponibile, l'applicazione di controllo remoto della fotocamera sullo smartphone per curare la messa a fuoco. In alternativa, lavora in messa a fuoco manuale, usando uno specchio per controllare la composizione e segnando a terra il punto esatto in cui posizionarti.

In Conclusione: Mettiti in Gioco

Il vero salto di qualità per un fotografo avviene quando smette di essere un semplice spettatore e diventa parte attiva del processo. L'autoritratto non è un atto di egocentrismo, ma un esercizio di studio profondo da praticare spesso.

Prendi la tua fotocamera e gira l'obiettivo verso di te: prova diversi schemi di luce e trova la posa più adatta per ciascuno di essi. Analizza i risultati e valuta quali foto risultano più espressive. Ti stupirà scoprire quante cose hai ancora da imparare sul tuo modo di fotografare.


Guarda la serie di autoritratti realizzati da Nicola

Autoritratti 1

Autoritratti 2

Autoritratti 3

Autoritratti 4

Autoritratti 5 

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