Una telefonata dagli anni '70: quando il set nasce da un telefono a disco

Una telefonata dagli anni '70: quando il set nasce da un telefono a disco

ritratto in posa

Quando lavora con un soggetto, dopo i ritratti più puliti, se c'è tempo a Nicola piace sempre provare a costruire qualcosa di più articolato, come una piccola scena. Non serve molto: una tenda damascata, uno specchio da toeletta, uno sgabello e, in questo caso, un telefono.

L'idea non era "fare vintage" a tutti i costi. Era dare un pretesto per fare stare in scena il soggetto con un gesto da ripetere, un filo da seguire, una storia da rccontare.

Set con telefono a disco

L'oggetto che ha fatto il set

Il telefono è stato trovato a un mercatino dell'usato vicino a Verona. Un classico modello a disco, di bachelite chiara con filo a spirale elastico. Per chi è nato dopo il 2000 è un oggetto quasi incomprensibile: niente schermo, niente rubrica, nessuna app, solo il rumore del disco che torna indietro dopo aver composto un numero.

Eppure per vent'anni, tra gli anni '70 e '80, quell'oggetto era il mezzo che consentiva la comunicazione interpersonale a distanza. Chi poteva permetterselo lo aveva in casa mentre gli altri dovevano andare in un luogo (generalmente un negozio o un bar con l'insegna del telefono) che metteva a disposizione il servizio di telefonia pubblico. Il suono della rotazione del disco e, una volta composto il numero, il successivo "tuu-tuu" in attesa della risposta era un elemento entrato all'epoca nella comune cultura italiana. Tale apparato è stato soppiantato lentamente negli anni '90, con l'arrivo del digitale e poi dei cellulari. In fotografia però funziona ancora benissimo perché è immediatamente datante: lo vedi e sei già in un altro decennio.

Dalila e la telefonata immaginaria

Per Dalila, la modella di giornata, Nicola non ha scritto una sceneggiatura. Ha solo chiesto di pensare a una telefonata che aspettava da tempo. Da lì sono nate le variazioni.

La prima posa è stata quella più iconica, cornetta all'orecchio, sguardo fuori campo. Luce da sinistra, quasi teatrale, per scavare il viso.

Dalila cornetta all'orecchio

Poi inquadrature più larghe, con il corpo che entra maggiormente in gioco. Il filo lungo ci ha permesso di allontanare la base, di farla diventare un peso, un'ancora sul tavolino. Dalila ci si è appoggiata, ha giocato con l'equilibrio.

Dalila figura intera

C'è stato il momento dell'ascolto, occhi chiusi, mano che sfiora la guancia. È una delle foto più accattivanti: non sta succedendo niente, eppure racconta tutto.

Dalila ascolto

Perché il bianco e nero

È stato scelto di scattare in bianco e nero per due motivi pratici: 1) togliere la distrazione del colore e uniformare pelle, tessuto della tenda e metallo dello specchio 2) per un motivo emotivo in quanto il b/n è già memoria. Non devi spiegare che è passato, lo senti.

La fonte di luce è un faretto led con lente di fresnel, molto contrastata per avere ombre nette, come nei ritratti hollywoodiani degli anni '40, ma con un vestito e un'acconciatura che rimandano più ai primi anni '60 italiani.

Lo specchio come secondo personaggio

A metà set è stato portato lo specchio in primo piano. Non per vanità, ma per dare maggiore profondità alla scena e sdoppiare. Dalila che si guarda dopo aver riagganciato, Dalila che tiene in mano la base come se volesse portarsela via.

Dalila allo specchio con telefono

È qui che il set smette di essere su "una modella con un telefono" e diventa una piccola storia aperta: chi ha chiamato, cosa ha detto, perché è rimasta in piedi davanti allo specchio è tutto lasciato all'immaginazione dello spettatore.

Dalila dopo la telefonata

Cosa si ottiene lavorando così

Lavorare con oggetti vintage non è nostalgia, è metodo. Quando si trova un oggetto che ha già una storia, il lavoro consiste nel rispettare e sfruttare le sue caratteristiche. Il telefono detta i tempi: il gesto lento di comporre il numero, l'attesa della comunicazione, il filo che limita i movimenti sono elementi che condizionano, rallentano e consentono di dare al soggetto l'occasione di avere un'espressività diversa rispetto al ritratto classico.

È questo che Nicola cerca nei set ambientati: non la citazione vintage, ma un elemento fisico che vincola e obbliga a recitare con il corpo.

Ogni persona ha una storia da raccontare e, quando questa entra nel ritratto, l'immagine diventa molto più di una semplice fotografia. Non serve avere esperienza davanti all'obiettivo: basta la voglia di costruire insieme qualcosa che ti rappresenti davvero.

Se ti piacerebbe vivere questa esperienza, contattaci. Parleremo delle tue idee, dell'atmosfera che immagini e costruiremo insieme un servizio fotografico pensato su misura per te.

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